sabato 27 giugno 2015

L’inquinamento dell’aria ci fa invecchiare prima

La presenza di polveri sottili favorisce la riduzione del volume della materia bianca nei lobi frontale e temporale del cervello


L’inquinamento dell’aria accelera il fisiologico processo di invecchiamento del nostro cervello. È questo il risultato di uno studio condotto dalla Keck School of Medicine dell’Università di Southern California a Los Angeles che ha mostrato la presenza in donne anziane residenti in zone ad alto tasso di inquinamento dell’aria di un’atrofia diffusa a carico della sostanza bianca, quella costituita dalle fibre di connessione che viaggiando in profondità collegano aree del cervello anche molto distanti tra loro.

LO STUDIO SU UN CAMPIONE DI DONNE TRA I 71 E GLI 89 ANNI
L’ampio studio è stato condotto su oltre 1400 donne sane, senza demenza, di età compresa tra i 71 e gli 89 anni. Utilizzando la risonanza magnetica, i ricercatori hanno misurato i volumi di diverse aree cerebrali. Quindi, sulla base dei dati relativi all’inquinamento dell’aria e al luogo di residenza dei partecipanti tra il 1996 e il 2006, hanno stimato l’esposizione di ciascun soggetto alle polveri fini, in particolare il Pm2,5, quella frazione delle polveri con diametro inferiore ai 2,5 micron. Le ridottissime dimensioni rendono questo particolato molto pericoloso per il nostro organismo perché penetra più facilmente nelle vie respiratorie e rimane più a lungo in sospensione nell’aria.

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Inquinamento in casa: spesso peggio di quello esterno

 


mercoledì 24 giugno 2015

Il superfarmaco contro l’epatite C in Italia costa 45 mila euro, in India 1 euro

Secondo la procura di Torino, sono 24 i casi di pazienti morti ai quali non è stato somministrato il Sofosbuvir



Paola Italiano
Torino

Sofosbuvir, il superfarmaco contro l’epatite C che in Italia costa 45 mila euro a trattamento, in India è venduto a un euro a compressa: la drastica differenza di prezzo è emersa nell’ambito dell’indagine della procura di Torino per omicidio colposo e omissione di cure in relazione alle problematiche del farmaco e ai suoi costi per il sistema sanitario pubblico. Prezzi molto alti senza garanzia di guarigione, ma solo una “presunzione di guarigione”, dal momento che l’effettiva eradicazione del virus non è stata provata sul lungo termine. Sono 24 i casi di morti ai quali non è stata somministrata la cura su cui la procura torinese sta conducendo accertamenti, per ora a carico di ignoti.

Secondo gli esperti ascoltati dalla procura di Torino, è stata dimostrata un’efficace sospensione nel periodo del trattamento e in quello successivo, ma questo non significa che il virus non possa restare latente e riprendere a replicarsi successivamente: insomma, oggi come oggi, c’è, appunto, solo una presunzione di guarigione. Una speranza.

La differenza di prezzo con il farmaco in India è un dato impressionante, ma non è il solo Paese straniero dove si può acquistare il medicinale a prezzi inferiori: costa meno, ad esempio, anche in Egitto, e alla procura di Torino è stato riferito di pazienti che sono andati ad acquistarlo all’estero. E’ una delle segnalazioni oggetto di accertamento, così come i magistrati vogliono chiarire un’altra circostanza: il superfarmaco è stato messo in commercio a novembre 2014, ma poco dopo e in pochi mesi sono almeno sei i farmaci analoghi che sono stati immessi sul mercato da altre case farmaceutiche. 

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martedì 23 giugno 2015

Per longevità e salute prova la dieta «quasi-digiuno»

Studi (anche italiani) su lieviti, animali e esseri umani. Per gli scienziati esiste un potere terapeutico e preventivo di numerose patologie



I benefici del digiuno, pratica comune di molte società umane a scopo purificatore o terapeutico, sono oggi confermati da indagini condotte con rigore scientifico. Pioniere di questi studi è un italiano, Valter Longo, oggi Direttore del Longevity Institute della University of Soutern California a Los Angeles e Direttore del Laboratorio di Longevità e Cancro all’Istituto IFOM di Milano, che da oltre vent’anni si dedica alla comprensione dei meccanismi biologici cellulari e molecolari scatenati dalla restrizione calorica che mima il digiuno. Gli ultimi risultati, appena usciti sulla rivista Cell Metabolism, mostrano che l’adozione di un regime calorico che mima il digiuno apporta numerosi benefici all’organismo, fino a rallentarne l’invecchiamento e aumentarne la longevità.

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Obesità, ridurre la quantità di cibo non basta. Attenti a frequenza dell’assunzione

Una dieta ricca di proteine fa male come fumare 20 sigarette al giorno

sabato 20 giugno 2015

Alleviare i dolori della sciatalgia? Prova così

Rieccoci a parlare di sciatalgia. Nelle scorse settimane abbiamo già dedicato altri due post ai consigli per combattere il mal di schiena (se te li sei persi, puoi leggerli qui e qui), ma ci sono ancora molte altre informazioni che vogliamo condividere con te sull’argomento.

Continua a leggere e scopri le indicazioni che qui alla clinica chiropratica Sanrocco diamo ai pazienti che chiedono la nostra consulenza su problemi legati al mal di schiena.

Come muoversi in caso di mal di schiena

come muoversi con la sciatalgia
Iniziamo a vedere quali movimenti evitare se soffri di sciatalgia. Innanzitutto, devi sapere che un disco, specie se erniato, soffre particolarmente se sottoposto a rotazione o, peggio ancora, a una combinazione di flessione e rotazione.

Mentre si dorme, non c’è una linea guida fissa sulle posizioni ideali da assumere. In generale, la cosa migliore da fare è cercare di dormire su un fianco, con la testa allineata rispetto al bacino (e non piegata in avanti) e con un cuscino sufficientemente alto perché il collo stia dritto.

Quando insorgono dolori, però, a seconda delle articolazioni coinvolte, diverse posizioni possono dar sollievo: il consiglio che possiamo dare è, quindi, quello di trovare da te la posizione in cui ti senti meglio.

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giovedì 18 giugno 2015

Sapete tutto sulla tintarella? Ecco i cinque miti da sfatare

Tra falsi miti e credenze popolari sono varie le cattive abitudini messe in pratica quando chi cerca di prendere la tintarella, prima o durante le vacanze estive. Ecco cinque miti sfatati sull’abbronzatura basati sul decalogo redatto dall’associazione australiana no-profit Cancer Council sulla prevenzione del cancro della pelle.

Il video


martedì 16 giugno 2015

Carote, un aiuto naturale per la prevenzione del tumore alla prostata



Mangiare carote può aiutare gli uomini a ridurre il rischio di tumore alla prostata. A darne conferma gli scienziati cinesi della Zhejiang University, che affermano inoltre di aver identificato anche la possibile chiave di questo benefico effetto nell’elevato contenuto di carotenoidi.
Una dieta sana nella quale le carote trovano posto per almeno tre volte a settimana sarebbe la soluzione individuata dai ricercatori cinesi per ridurre il rischio di tumore alla prostata.
I risultati dello studio sono stati ottenuti analizzando i dati provenienti da precedenti ricerche. Stando alle conclusioni tratte dal confronto, tra gli uomini che assumevano carote almeno 3 volte a settimana e coloro che invece non seguivano questo regime alimentare, la riduzione del rischio per chi ingeriva un elevato numero di carotenoidi è risultata del 18%.

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Prostata: rimedi naturali per alleviare i disturbi

 


lunedì 15 giugno 2015

La carne rossa favorisce il cancro al seno

Un maggiore consumo di carne rossa, in particolare da giovani, pare sia associato a un aumentato rischio di carcinoma della mammella. Al contrario, le donne che favoriscono una dieta variegata con legumi, frutta secca e pesce vedono abbassarsi il rischio di sviluppare la malattia in età adulta


La carne rossa è già stata imputata di favorire lo sviluppo del cancro al colon, per cui sono molti i nutrizionisti che consigliano un consumo moderato di questo alimento. Ma la carne rossa pare non si limiti a favorire il tumore all’intestino, ma arriverebbe a favorire anche quello al seno.
A suggerire che le donne dovrebbero limitare l’assunzione di carne rossa fin dalla giovane età – per evitare di aumentare il rischio di carcinoma mammario da adulte – è un nuovo studio pubblicato sul British Medical Journal (BMJ) e condotto da un team di ricercatori statunitensi coordinati dalla dott.ssa Maryam S Farvid.

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domenica 14 giugno 2015

I 10 cibi che fanno dimagrire: ecco gli alimenti brucia-grassi!


Perdere peso senza modificare la propria cucina? Con 10 cibi brucia grassi della dieta mediterranea è facile. Scoprite come fare!

Come fare per mantenere il peso forma senza mettersi a stecchetto? E’ molto più semplice di ciò che pensate. La dieta mediterranea offre cibi in grado di velocizzare il metabolismo, e dare senso di sazietà senza esagerare con le calorie.
Non solo la classica insalata, ma anche peperoncino, frutta, zuppe e anche caffè: ecco i 10 cibi che fanno dimagrire!

Pompelmo
26 calorie per 100 gr., pochi zuccheri e molte fibre. Ecco le qualità di questo frutto esotico. Provatelo in un centrifugato light: RICETTA>>

Insalata
Mangiate l’insalata prima di ogni pasto: raggiungerete prima il senso di sazietà! Scoprite tutte le insalate estive e veloci RICETTE>>

Verdure crude
Soddisfano il desiderio di masticare e possono essere consumati come snack!

Peperoncino
Contiene una sostanza insapore, la capsaicina, che sembra in grado di frenare l’appetito e accelerare il metabolismo. Aggiungendolo ai cibi si tenderà a mangiare meno

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sabato 13 giugno 2015

Inquinamento: 34mila vittime in Italia ogni anno

Ogni anno 34.500 italiani muoiono a causa dell'inquinamento atmosferico. I veleni dell'aria uccidono in particolare al Nord, dove si registrano 22.500 decessi annuali, ma che riducono in media di 10 mesi la vita di ogni cittadino. Sono questi i poco incoraggianti dati, presentati oggi, dell'impatto sulla salute dell'inquinamento atmosferico nel nostro Paese, secondo il progetto CCM VIIAS (Valutazione Integrata dell'Impatto dell'Inquinamento atmosferico sull'Ambiente e sulla Salute) finanziato dal Centro Controllo Malattie (CCM) del Ministero della Salute con la collaborazione di varie Università e centri.




L'inquinamento atmosferico è responsabile di circa 35mila decessi solo per il particolato fine (PM2.5). Ciò significa che l'inquinamento accorcia mediamente la vita di ciascun italiano di 10 mesi: 14 per chi vive al Nord, 6,6 per gli abitanti del Centro e 5,7 al Sud e isole. Eppure, il solo rispetto dei limiti di legge salverebbe 11.000 vite l'anno.

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venerdì 12 giugno 2015

Noci e arachidi riducono rischio di morte prematura

Basta mangiarne mezza manciata al giorno

Noci e arachidi allungano la vita. O meglio, basta mangiarne una mezza manciata ogni giorno, circa 10-15 grammi, per vedersi ridurre del 23% il rischio di morte prematura, come ha verificato uno studio dell'università di Maastricht pubblicato sull'International Journal of Epidemiology.

La ricerca si è concentrata su 120mila persone tra i 55 e 69 anni, cui nel 1986 erano state date informazioni su dieta e stili di vita. Dopo di che si è analizzato il loro tasso di mortalità nei 10 anni successivi. Si è così visto che il rischio di morte prematura, dovuto a cancro, diabete, malattie respiratorie e neurodegenerative, era minore tra i consumatori di noci e arachidi. Si è osservato un calo generale di mortalità per tutte le malattie, in particolare del 45% per le patologie neurodegenerative, del 39% per quelle respiratorie e del 30% per il diabete. ''Un calo sostanziale di mortalità - commenta Piet van den Brandt, coordinatore dello studio - si ha già con un consumo di 15 grammi al giorno di noci o arachidi''. Le noci contengono acidi grassi mono e polinsaturi, varie vitamine, fibre, antiossidanti e altri composti bioattivi. Nessun beneficio invece dal burro di arachidi, ricco di sale e grassi trans. I ricercatori hanno tenuto conto anche del fattore attenuante rappresentato dal fatto che i consumatori di noci e arachidi mangiano più frutta e verdura, e che le donne che si nutrono di più frutta secca sono più magre.

Fonte

10 grammi di noci al giorno tolgono il medico di torno

 

 

 

 

martedì 9 giugno 2015

"Lo sport protegge fegato, ma serve continuità"

Lo rivela uno studio dell'Università del Kansas Medical Center  presentato al congresso dell'Associazione americana per il diabete di Boston. Effetti positivi anche per tessuto adiposo e vascolare



BOSTON - I più pigri hanno un'occasione in più per decidere di cominciare a muoversi. Al settantacinquesimo congresso dell'Ada (l'associazione americana per il diabete), il più grande appuntamento mondiale in corso a Boston, con oltre quindicimila delegati da tutto il mondo, uno studio ha appunto dimostrato come l'esercizio fisico riesca a produrre effetti positivi non soltanto sul metabolismo, sulla sensibilità al glucosio e sull'insulinoresistenza, tutti elementi già noti, ma anche su fegato, tessuto adiposo e vascolare e ancora oltre.

Il fegato . "Molti medici credono che l'esercizio fisico possa influenzare soltanto cuore e muscoli - attacca John P. Thyfault, professore di Fisiologia molecolare e integrata all'Università del Kansas Medical Center - ma si sbagliano. Con il mio team abbiamo trovato che l'esercizio migliora la funzionalità dei mitocondri epatici che porta ad una migliore sensibilità all'insulina nel fegato e ad una minore predisposizione alla malattia del fegato grasso".



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"La dieta mediterranea riduce il rischio di tumore dell'endometrio del 50%"


Malattie cardiovascolari e diabete, prevenirle è una questione di dieta

 

 

giovedì 4 giugno 2015

IL MELONE, IL CETRIOLO E L’ANGURIA

Si sono citati assieme questi tre frutti perché la loro storia per un certo tratto li ha accomunati. Si tratta di specie simili della famiglia delle Cucurbitacee e appartenenti ai generi Cucumis (C. melo, il melone e C. sativus, il cetriolo) e Citrullus (C. lanatus, l’anguria). La zona d’origine del melone è la parte dell’Africa e dell’Asia sub-desertica. L’Africa ci avrebbe dato i meloni a polpa bianca o gialla, mentre l’Asia quelli a polpa bianco-verdastra. Il cocomero o anguria proviene, invece, dal deserto del Kalahari nel sud dell’Africa.
La domesticazione, a causa della presenza di terpeni di sapore amaro nei frutti immaturi, forse all’inizio è avvenuta per il consumo dei semi. Bisogna attendere gli egiziani per verificare la domesticazione per utilizzarne la polpa. Tuttavia resta ancora confuso se a quei tempi cetriolo e melone fossero un tutt’uno da un punto di vista culinario, cioè consumati immaturi e conditi. I ritrovamenti (tomba della XVIII dinastia egiziana) e le citazioni (stele del Medio Impero) non chiariscono il dubbio; e neppure lo fa la citazione biblica degli ebrei in fuga dall’Egitto che rimpiangevano, in mezzo al deserto, i meloni egiziani. Per l’anguria, invece, abbiamo una rappresentazione in una tomba della quinta dinastia e alcuni semi sono stati trovati in tombe della dodicesima dinastia e in quella di Tutankhamon (1325 a.C.). Comunque, il melone consumato maturo, dolce e con l’odore caratteristico che noi conosciamo, sembra sia stato conosciuto molto più tardi, cioè solo  all’inizio dell’era cristiana. Plinio il Vecchio (I secolo d.C.), per contro, descrive numerose volte il cetriolo nel suo De Re Natura, ma la sua descrizione non chiarisce se si tratta di vero cetriolo o melone immaturo. I mosaici di Pompei mostrano meloni come noi li conosciamo oggi e Apicio ci ha trasmesso ricette culinarie su cetriolo, melone e anguria. L’Estremo Oriente, che ha conosciuto prima il melone, poi il cetriolo e solo in seguito l’anguria, li ha grandemente coltivati per millenni. Marco Polo, nel XIII secolo d.C. dà testimonianza di un melone dolce tagliato a fette ed essiccato per conservarlo più a lungo. Cristoforo Colombo ha trasferito quasi subito in America le sementi di questi tre frutti.
Da un punto di vista linguistico il melone ha la stessa radice nelle lingue latine occidentali (da malum=mela). La dizione di “popone” deriverebbe da Bisanzio. Anche per quanto riguarda l’anguria vi sono accezioni diverse: “cocomero” per analogia al colore del cetriolo e “anguria” che invece avrebbe una derivazione bizantina (“angouri”= frutto immaturo). Ciò ci ricollega alla tradizione orientale di fare canditi. Altre lingue, invece, collegano la forma con il gran contenuto acquoso e usano il termine di: watermelon e di melon d’eau.
Pertanto il melone è passato attraverso l’accezione di verdura per poi passare ad essere conosciuto come un frutto dolce al tempo dei romani e poi scomparire come tale e ricomparire nel Rinascimento e affermarsi come sappiamo. Tre gruppi botanici classificano tutti i meloni conosciuti:

1 - Cantaloupensis, il nome deriverebbe da un paese nelle vicinanze di Roma sede di una casa di campagna del Papa e si sarebbe originato già in epoca rinascimentale. Si tratta di meloni a pelle liscia o verrucosa, costoluti e con polpa rosso-arancio.
2 - Inodorus, a frutti grossi con pelle liscia o corrugata e polpa bianco-verdastra o arancio chiaro. Si conservano a lungo e sono più conosciuti come “meloni d’inverno senza odore”.
3 - Reticulatus, noti anche come meloni americani, con pelle del frutto reticolata e polpa verde e chiara.

La “CITRULLINA”
E’ innanzi tutto un α-amminoacido non essenziale, cioè il corpo umano riesce a sintetizzarlo. Il nome gli deriva perchè è stata sintetizzata la prima volta dall’anguria, (il genere botanico del cocomero è Citrullus). Tuttavia, è presente nella polpa e nella buccia anche d’altri frutti apparentati, quali melone e cetriolo. E’ un amminoacido importante perché entra nel ciclo metabolico della formazione dell’urea; in quanto tale, inoltre, è responsabile della produzione dell’ossido d’azoto nel sangue. Si tratta di un gas ed è conosciuto più correttamente come monossido d’azoto (formula chimica NO), proprio lo stesso gas inquinante che esce dai tubi di scappamento delle automobili. Lo studio delle azioni dell’ossido ha permesso ai ricercatori (L. Ignarro, F, Murad, R. Furchott) di vedersi assegnato il premio Nobel per la medicina nel 1998. Nell’organismo umano l’NO si forma nella trasformazione della L-arginina in L-citrullina per opera degli enzimi NOS. Di questi enzimi ve ne sono due gruppi: uno produce poco NO e in questo caso svolge una benefica azione di omeostasi, vale a dire mantiene costanti le funzioni fisiologiche dell’organismo, mentre il secondo gruppo produce molto NO, ma il gas in grandi quantità ha un’azione che a prima vista sembra nociva sui tessuti perchè porta le cellule a morte. Tuttavia se vista come un’azione naturale di difesa, nel senso che esso provoca la morte delle cellule infette o degenerate da stimoli tumorali, l’effetto ha i suoi lati positivi; esso crea, infatti, barriere di cellule morte a difesa da infezioni e dal propagarsi dei tumori. Gli studi fatti in conseguenza della scoperta hanno portato ha scoprire altre attività dell’NO riguardati l’apparato cardio-circolatorio (diminuisce l’aggregazione piastrinica) ed i sistemi immunitario, nervoso (funge da neurotrasmettitore) e polmonare. Si è pure scoperto che l’NO produce un rilassamento della muscolatura liscia e quindi anche in quella degli organi cavernosi del pene maschile che se opportunamente stimolati favoriscono l’erezione. In altri termini si può affermare che la Citrullina entra nei meccanismi erettili come lo fanno i recenti preparati conosciuti sotto il nome di Viagra o Cialis, ma senza avere gli effetti secondari negativi di quest’ultimi.
Al 26° congresso della SIA (Società Italiana di Andrologia) sono stati resi noti i risultati di una sperimentazione con somministrazione di arginina e citrullina. 

Il Prof. Ermanno Greco
dell’European Hospital di Roma ha affermato che l’effetto sulla funzione erettile della somministrazione della citrullina è superiore a quello dell’arginina in quanto quest’ultima viene subito metabolizzata, mentre la citrullina, dopo essersi trasformata in arginina rimane in circolo e aumenta l’azione.


Per la sua azione azione anabolica (permette all'organismo di utilizzare i principi nutritivi introdotti con gli alimenti per la sintesi di altri materiali complessi come proteine, zuccheri, etc.), la citrullina è entrata a far parte della grande gamma degli integratori assunti dagli sportivi e come tale entra in numerosi preparati. Questo è quanto dice la letteratura consultata, ma a tutto ciò dobbiamo aggiungere che l’anguria di per sé è il frutto tipico desiderato nelle giornate estive afose, sia per il suo contenuto in acqua, che per i sali ivi disciolti, capaci di integrare quelli persi dal nostro corpo a causa della sudorazione. Il colore rosso poi è dato da pigmenti carotinoidi, tra cui il licopene, a spinta azione antiossidante. Di fronte a quanto detto, dobbiamo quindi credere a ciò che dice il direttore dell’università A&M del Texas che ha affermato a proposito dell’anguria: “Quanto più studiamo questo frutto, tanto più ci convinciamo delle proprietà stupefacenti che ha".
Lorenzini Natura amica di fronte a cotanti benefici testificati, ed essendo un marchio che caratterizza un’azienda di lunga esperienza nella produzione di meloni e angurie, cosa deve dire ai suoi estimatori vecchi e nuovi? Non può fare altro che dire di mangiare molte fette d’anguria e molti meloni perché fanno bene.

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Una fetta di anguria od una pillola di Viagra®?

MAL DI PROSTATA

Aglio al posto del Viagra®?